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Amore-Sesso

Questi due termini riguardano forse uno degli ambiti più delicati e sensibili della nostra vita, la nostra affettività, lo spazio in cui scopriamo la nostra vocazione a realizzarci veramente con e per gli altri, con tutto quello che da questa deriva, dall’accettazione matura di noi stessi al nostro rapportarci equilibrato e rispettoso con i nostri simili. L’amore ed il sesso sono realtà in sé complessee non separabili nella realtà se non a prezzo della perdita del loro senso e del loro significato, della loro verità, perciò non si prestano ad indebite ed inappropriate semplificazioni, siano esse di tipo religioso, politico, sociologico, economico/finanziario, che sfociano inesorabilmente in una specie di sessuofobia ovvero di sessolatria. D’altra parte, come ci ricorda il Dottore Angelico: “Il vivere bene consiste nell’agire bene” (S. Th., I-II, 57, 5), sempre e comunque, coscienti che siamo una unità e non siamo fatti a compartimenti stagni.

            Tentando di rimanere fedele al proposito che mi sono dato nello scrivere questi spunti di riflessione, mi limito qui a proporre semplicemente alcuni aspetti oggettivamente verificabili. Innanzi tutto, è imprescindibile tenere fermo che quando parliamo di amore e di sesso lo facciamo in relazione ad una persona con la sua dignità, i suoi desideri, le sue passioni, ossia con qualcuno che attende amore e vuole amare. In altre parole, la sessualità propria di un essere umano, non di una sessualità genericamente intesa a livello fisiologico e biologico, che del resto hanno anche gli animali: anche i conigli hanno ed usano la sessualità, ma sono sicuro che nessuna persona normale, si sentirebbe onorata di essere paragonata in questo ambito ad un coniglio! Un animale si ‘accoppia’, un uomo ed una donna si ‘uniscono’ esprimendo così una scelta di fedeltà (non si dà il ‘a tempo determinato’ nel vero amore). Allora è importante recuperare prima di tutto il significato della sessualità umana. Questo lo ritroviamo innanzi tutto riconoscendolo come uno dei più grandi doni che il Signore ci ha fatto, scoprendolo come un linguaggio di amore che ha però la sua grammatica, le sue regole, solo seguendo le quali è possibile comunicare, comprendersi (cf Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2331-2400, che consiglio a tutti vivamente di leggere o di rileggere). Ragione per la quale ogni volta che si dimentica riguardo alla sessualità questa basilare verità, cioè il suo essere essenzialmente un linguaggio di amore, di comunicazione con l’altro (e non un giocattolo con cui divertirsi), avviene di fatto quello che pensiamo quando vediamo qualcuno parlare da solo: questo è matto!

Quindi la sessualità umana si realizza pienamente nel contesto di un vero amore umano (cosa distinta dall’attrazione, dall’infatuazione, dal sentimento, dal ‘colpo di fulmine’), preoccupato del bene dell’altro che sente di dover coltivare, preservare e non di dover consumare freneticamente il prima possibile per poi perderne addirittura il gusto (v. fidanzati che vivono da coniugati e coniugi che vivono da fidanzati: forse c’è qualcosa che non va?). Questo è un amore specifico, diverso dall’amicizia (amico che è diverso da conoscente …), dall’affetto verso i genitori o verso le sorelle ed i fratelli, l’amore che solo può esserci tra un uomo ed una donna che si scelgono liberamente impegnandosi nella reciproca fedeltà e nell’apertura al dono della vita. Tutto questo non è poesia, ma è soltanto il progetto creatore di Dio (che riceviamo e non scegliamo: “Potrà forse discutere con chi lo ha plasmato un vaso fra altri vasi di argilla? Dirà forse la creta al vasaio: ‘Che fai?’ Oppure: ‘La tua opera non ha manichi?’” [Is 45, 9]. Cf anche Rm 1, 19-32), che ci ha creato per amore e ci chiama a vivere con amore. Allora è importante rimanere lucidi quando la cultura dominante cerca di giustificare tutto ed il contrario di tutto in questo ambito, in nome di un amore che spesso e volentieri non è altro che una maschera per coprire ciò che molte volte è mero egoismo: è un fatto che si soffre di fronte al sentire tradito il proprio amore ed è ancora un dato di fatto che non facciamo sesso con tutti quelli che amiamo, e già questo dovrebbe porre qualche interrogativo se si è onesti! Quante volte abbiamo sentito, pensando di giustificare tutto e tutti, la frase: ma se si amano, se si vogliono bene! Questa affermazione, a prima vista così piena di rispetto e sentita come propria ai nostri tempi di millantato pluralismo, nasconde una pericolosa giustificazione di quello che molte volte non è altro che un vero e proprio egoismo, della scelta di non maturare, di accontentarsi di vivere come un giocattolo la propria sessualità: si afferma di amare, quando in realtà si vuole solo possedere egoisticamente! Dimenticandosi che: “Nessuno può insegnare ad un altro ad amare, ma imparare ad amare è la cosa più importante della nostra vita” (san Giovanni Paolo II).

Quindi non è solo importante l’educazione sessuale nelle scuole, ma prima ed ancora di più un’educazione ad amare. Non è onesto banalizzare il significato dell’amore e della sessualità, in nome di un ideologico e quindi falso invito ad essere liberi, aperti, prive di inibizioni, quando abbiamo la prova di tante dipendenze (“Ognuno è schiavo di chi l’ha vinto”: 2 Pt 2, 19) e perversioni delle quali poi in modo farisaico ci scandalizziamo o ci meravigliamo. Possiamo affermare che la cosiddetta libertà sessuale ha portato un vero progresso, un bene, per le persone e la società? È un dato scientificamente verificabile che ogni qualvolta si vive in modo ‘fisicistico’ la propria dimensione sessuale, si finisce per esserne dipendenti ed è sempre il fisico – che sviluppa una dipendenza (e quindi falsa il valore della sessualità) – che provoca anche una assuefazione che in questo ambito si traduce in una esigenza di moltiplicare gli atti o di fare le più diverse esperienze al fine di mendicare un po’ di piacere. Tutto questo falsa il valore della sessualità ed è nient’altro che un modo per contrabbandare un surrogato che mai darà quello che in fondo ogni donna ed ogni uomo cercano.

Questo tentativo di stravolgere il significato proprio della relazione tra amore e sessualità è riscontrabile nella produzione cinematografica, nella stampa, nella pubblicità: fare l’amore, quando si tratta di solo sesso e di ricerca egoistica di piacere, facendo credere che non esistono differenze, non parlando più di fidanzati o di marito e moglie, ma di compagno e compagna. Espressioni che, almeno molti ne sono convinti, manifestano uno spirito aperto e moderno, ma che in realtà nascondono una terribile povertà che si evidenzia nel momento in cui si è vittime di questa mancanza d’impegno duraturo. Verità che qualcuno, però, non ha avuto paura di mettere nei testi delle proprie canzoni: “Capita anche a te di pensare che al di là del mare vive una città dove gli uomini sanno già volare, e non c’è sesso senza amore, nessun inganno nessun dolore, e vola l’anima leggera” (Antonello Venditti, Ricordati di me, 1998); “Il sesso fa partire L’amore fa tornar da te. E dalla pelle al cuore. Che adesso sto davanti a te” (Antonello Venditti, Dalla pelle al cuore, 2007).

Oggi è allora necessario pensare ad educare tutti e sempre all’amore, prima di tutto a imparare ognuno di noi, ogni giorno ad amare, ed è vitale riscoprire che la castità, nonostante quello che ci si vuol far credere, è un valore a cui tutti sono chiamati, non da una morale bacchettona, ma perché è un bene per ogni persona. Solo una persona che è veramente innamorata lo intuisce, lo sa e cerca, cosciente delle proprie fragilità, di viverla confidando nell’aiuto di Dio. La Chiesa cattolica non impone nulla, ma propone semplicemente il progetto d’amore di Dio su noi suoi figli, invita a non accontentarsi delle ‘briciole’, di un piacere momentaneo che nel momento in cui si crede soddisfatto è già in ricerca del successivo, ma di cercare di vivere nella gioia permanente che solo una relazione che ha come priorità il bene dell’altro/a può dare. Per queste ragioni, il credente è cosciente che l’unione sessuale sarà veritiera (cioè segno di una scelta di unità di vita), solo nel patto matrimoniale in vista di una comunione per tutta la vita, patto naturale che è stato elevato da Cristo a Sacramento, cioè a strumento di grazia per i battezzati. Alla fine, la vera morale cattolica non è questione di ‘repressione’, ma di vivere da persone libere e coerenti, una proposta per non ‘sprecare’ l’unica vita che abbiamo.