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Bene-Male

Nella vita quotidiana questi due termini sono solo in apparenza chiari a tutti. Nell’attuale clima di soggettivismo etico e di conseguente relativismo, molti sono profondamente convinti che non esistono bene o male oggettivi, ma è male o bene ciò che ogni persona ‘sente’ come tali. Detto generico ‘sentire’, spesso e volentieri, è addirittura confuso con un ancora più confusa, se non distorta, idea di ‘coscienza’ per cui alla fine è l’uomo che decide ciò che è bene e ciò che è male. A ben vedere e rileggendo il libro della Genesi, niente di nuovo sotto il sole se questa è stata la tentazione dei nostri progenitori: ‘farsi Dio’! (cf Gn 3, 1-6).

Però, al di là di ogni tentazione, è importante riconoscere che bene e male sono prima di tutto realtà oggettive e la verifica è immediata se anche superficialmente guardiamo alla nostra vita fisica e morale: la salute è un bene e la malattia un male, dare la vita è un bene e toglierla è un male. Ma qui non intendo tanto soffermarmi su questo aspetto, ma su un altro che a mio sommesso avviso mostra in modo eloquente quanto di fatto ciò che è male, prende quasi il ‘sopravvento’ sul nostro modo di pensare e di agire quotidiano. Mi riferisco al fatto che, generalmente, siamo più colpiti dal negativo che dal positivo. Dimenticandoci di un dato oggettivo incontrovertibile, e cioè che il male, fisico o morale che sia, è sempre una privazione, una mancanza (bonum ex integra causa: malum ex quocumque defectu [Il bene risulta dalla totalità dei requisiti richiesti; la mancanza anche di uno solo basta a compromettere il tutto]). Purtroppo, invece, spesso e volentieri, siamo portati più a cogliere, ad evidenziare e sottolineare per primo ciò che manca (il male), ed a trascurare quel bene, quel positivo alla luce del quale, solamente, ha senso parlare di un male. Arrivando addirittura ad essere presi dalle ‘patologie’ e finire per dimenticare che esiste prima la ‘fisiologia’.  Da qui l’importanza ad educarsi a guardare prima al bene, a privilegiare e dare più importanza a ciò che è positivo (think positive, amano ripetere gli statunitensi!). Uno sguardo indirizzato in questa prospettiva all’esterno, inevitabilmente cambierà la nostra mentalità, il nostro approccio alla vita e la nostra stessa vita insieme con quella degli altri con i quali verremo in contatto. La Parola di Dio c’invita costantemente e quasi ci sfida a recuperare la bellezza di una vita, dono di Dio e non auto-creazione dell’uomo, che sarà vissuta in pienezza solo con la fede nel Figlio di Dio che mi ha amato e ha dato se stesso per me (cf Gal 2, 20), impegnata a vincere il male con il bene (cf Rm 12, 21), e nel cercare di riempire la nostra mente ed il nostro cuore di ciò che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato (cf  Fil 4, 8-9). Un’ultima annotazione e sicuramente non di poca importanza, fare il bene o il male è importante ed ha le sue conseguenze davanti a Dio: “Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, intenda!” (Mt 13, 41-43).