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Necessario-Urgente

“Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso?” (Lc 9, 25).

“Vi dichiaro dunque, fratelli, che il vangelo da me annunziato non è modellato sull’uomo; infatti io non l’ho ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo” (Gal 1, 11-12).

“Non abbiamo infatti alcun potere contro la verità, ma per la verità” (2 Cor 13, 8).

“Ciò che è sbagliato è che non ci chiediamo cosa ci sia di giusto” (G. K. Chesterton, Cosa c’è di sbagliato nel mondo).

Inizio questa ultima riflessione, condividendo una mia esperienza nella Basilica Papale di Santa Maria Maggiore, dove da oltre venticinque anni ho il privilegio di aiutare i miei confratelli domenicani, nell’amministrazione del sacramento della Riconciliazione. Non poche volte mi è capitato di vedere in questi anni, persone molto note, alcune anche famose, nell’ambito della politica, nella magistratura o nella vita della Chiesa, ormai senza incarichi ufficiali o in pensione, arrivare per pregare, in modo completamente anonimo, davanti all’immagine di Maria Santissima, Salus Populi Romani, rimanere lì in solitudine orante, ma allo stesso tempo non solo disponibili ad entrare in dialogo con le altre persone, ma addirittura desiderosi se non ‘impazienti’ di intrattenersi con qualcuno. Quelle stesse persone che, fino a qualche anno prima magari giravano con la scorta, avevano una vita frenetica, piena d’impegni. Persone che era impossibile avvicinare e per incontrare le quali bisognava avere qualche ‘santo in paradiso’ per poter aver un incontro di quindici minuti, al massimo. Personaggi presi da mille impegni e preoccupazioni, ora concentrate sull’essenza della vita. In loro ho ‘toccato’ la differenza tra ciò che è urgente e ciò che è necessario nella vita. Per me queste esperienze sono state e sono un’occasione per evitare, spero, di fare degli errori di valutazione circa l’unica vita (non dandosi ‘tempi supplementari’) che mi è data di vivere.

Nell’attuale società post-moderna, informatizzata e super tecnologica, tutto viene percepito come urgente, rischiando così di non vivere la vita, ma di lasciarci condizionare dalle circostanze che ci illudono, come veri miraggi, che questo è vivere, salvo poi scoprire la realtà, molte volte quando si è già sprecato molto tempo. Al riguardo mi vengono in mente tanti genitori, che ho incontrato durante il mio ministero, e che giustificavano il loro essere assenti dalla vita famigliare, ma per provvedere a tutto e di più per i singoli componenti. Purtroppo hanno scoperto troppo tardi, per esempio, che i figli non hanno solo bisogno di cose materiali, ma della presenza, della guida e dell’affetto di un genitore. Presenza e confronto dei quali ha necessità anche l’altro coniuge.

Questo ritmo disumano del quale tutti siamo più o meno schiavi, ci fa dimenticare che tutto può essere, più precisamente, può sembrarci urgente (i vari comportamenti compulsivi che abbondano nella società contemporanea sono segni eloquenti), ma cos’è veramente necessario? Addirittura, presi dagli impegni, corriamo anche il rischio di sentirci indispensabili, quasi inebriati dai nostri impegni ed incarichi. Per constatare quanto questo sia falso, basta visitare un qualunque cimitero, pieno di persone che l’hanno creduto.  Non dimentichiamo mai quanto scrisse san Giovanni della Croce: “Alla fine della vita, saremo giudicati sull’amore” e non sui ‘like’ che abbiamo ricevuti! L’ammonimento di Cristo a cercare prima di tutto il Regno di Dio (la vita senza fine con Lui), affinché possiamo ricevere in sovrabbondanza il resto (cf Mt 6, 33), rimane una richiesta che si pone come esigenza per non sprecare l’unica vita che ci è data di vivere. “Marta, Marta, tu di affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta” (Lc 10, 41-42). Una indicazione che sempre Dio lascia alla nostra libertà: “Se vuoi …” (Mt 19, 21).