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Obbligo-Costrizione

I doveri verso il prossimo sono i diritti che uno esige per sé (cf Dt 24, 1-25,4).

“Il Signore è lo Spirito e dove c’è lo Spirito del Signore c’è libertà” (2 Cor 3, 17).

“Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: ‘Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?’. Gesù gli disse: ‘Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?’. Costui rispose: ‘Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso’. E Gesù: ‘Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai’“ (Lc 10, 25-28).

“Persino un pessimo tiratore acquista dignità nel momento in cui accetta di misurarsi in duello” (G. K. Chesterton, Ortodossia).

È proprio e solo della persona adulta e matura avere dei doveri. La vera libertà umana non consiste solo ed esclusivamente nello scegliere ciò che piace o fare ciò che si vuole (libertà di scelta/arbitrio: libertà di …), ma nello scegliere ciò che è riconosciuto come il vero bene (libertà morale: libertà per …), alla quale è intimamente collegata, in certi casi, la libera e consapevole scelta di rinunciare o rifiutare tutto ciò che non concorre alla scelta del bene (libertà da …). Allora attenzione a non vantarsi di una libertà espressa nei termini usati da Kant (anche se pochissimi lo sanno): la mia libertà finisce dove inizia la libertà dell’altro! Questa idea di libertà, a prima vista così rispettosa e propria dell’uomo moderno, in realtà nasconde una visione riduttiva, a mio sommesso avviso negativa e pessimistica, della libertà umana. La libertà umana non può essere solo intesa come un auto-limite, in perenne stato di ‘pace armata’, perché l’uomo non può che vivere e crescere se non con gli altri. Quindi, alla fine ogni obbligo trova le sue ragioni in un valore (ciò che è bene per me uomo con e per gli altri uomini). Cosa diversa è la costrizione che si fonda sul timore, sulla paura e per conseguenza si respinge e si fugge nella misura in cui è possibile.

In questo contesto conviene anche recuperare il senso proprio dei termini come volontario e spontaneo, evitando così di confonderli e scambiarli.Quante volte abbiamo sentito esclamare: “non ci vado …, non lo faccio …, perché non lo sento e quindi sarei un ipocrita se …, ecc.”. Quasi che il sentire o il non sentire un comportamento fossero garanzia di autenticità, di verità e di bontà, dimenticandosi che ci sono dei comportamenti che noi magari non ‘sentiamo’ in un determinato momento, ma sono importanti da realizzare: il mangiare determinate cose, il prendere delle medicine, il fermarsi per aiutare una vittima di un incidente, ecc. Ciò che ci distingue dagli animali, che agiscono istintivamente, sono proprio la ragione e la volontà. Noi siamo realmente persone libere, non quando facciamo quello che vogliamo, ma quando scegliamo ciò che riconosciamo come il nostro (inteso, di tutti) vero bene.  Ultima annotazione: sempre quando agiamo è in gioco la volontà, ma è importante prendere coscienza che quanto è maggiore l’intensità della passione (o della coercizione), tanto è maggiore l’intensità della volontà con cui l’azione viene fatta, ma tanto è minore la volontarietà (o grado di responsabilità morale).