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Progresso-Sviluppo

“Nel momento in cui si mette piede nel mondo dei fatti, si entra in un mondo di limiti. Si possono liberare le cose dalle leggi estranee o accidentali, ma non dalle leggi della loro natura. Volendo, si può liberare una tigre dalle sbarre della gabbia, ma non la si può liberare dalle sue striature. Non liberate il cammello dal peso della sua gobba: potreste liberarlo dall’essere un cammello. Non andate in giro come dei demagoghi, incoraggiando i triangoli a scappare dalla prigione dei loro tre lati. Se un triangolo scappa dai suoi tre lati, la sua vita giunge a un termine doloroso” (G. K. Chesterton, Ortodossia).

Oggi si parla sempre di più dell’importanza del progresso, ma si scambia questo per quello che in realtà è solo sviluppo tecnologico. Dimenticandosi che la tecnica è assolutamente indifferente alla vita umana ed è interessata solo allo sviluppo, oggi erroneamente scambiato per progresso. Lo sviluppo è semplicemente il potenziamento di una dimensione, mentre il vero progresso è il bene della persona, di una società, dell’umanità (v. Pasolini; Galimberti). In questo contesto si esaltano i cambiamenti, ma non si ha sempre coscienza che il cambiare per il cambiare non è in se stesso positivo: si può cambiare in meglio, ma anche in peggio! Quindi non basta, per essere e sentirsi moderni, il mero cambiamento per il prurito di fare tutte le esperienze, ma con maturità dobbiamo scegliere di cambiare solo ed esclusivamente per il meglio, tenendo realisticamente sempre lo sguardo fisso su ciò che oggettivamente è il bene. Per esempio, non può essere ritenuto progresso il non voler prendersi nessun impegno o la moda di non assumersi responsabilmente le scelte liberamente fatte con quello che queste comportano nei differenti ruoli: non si è moderni quando i genitori vogliono essere ‘amici’ dei loro figli, venendo meno ai loro doveri. Platone scriveva che l’amicizia può darsi solo fra uguali o tra persone che si rendono tali, ma un genitore ha per vocazione un compito ben diverso da quello dei propri figli. Ovviamente questo si applica a tutti gli altri ruoli e figure, ma soprattutto ci spinge a riconoscere che ci sono figure e ruoli propri per natura, che non è possibile cambiare se non a costo di pericolosi stravolgimenti.

            Possiamo allargare questa riflessione anche al tema del linguaggio. Sempre più spesso sentiamo ripetere, soprattutto in ambito ecclesiale, che è importante conoscere il linguaggio dell’uomo di oggi. Ora questo è vero se s’intende che per comunicare con un altro che non parla la mia lingua, almeno uno dei due, deve imparare la lingua dell’altro. Però questo è falso se s’intende che devo conoscere il modo di parlare dell’uomo di oggi affinché gli si dica ciò che egli vuole sentire. Allora il vero progresso, l’essere veramente moderni non consiste e non può limitarsi solo ad imparare la lingua dell’uomo di oggi, ma nel conoscerla per comunicare ciò che corrisponde alla verità e che perciò non conosce tempi, mode e che prescinde da chi la dice. In questo credeva profondamente un vero figlio di san Domenico: “Intimamente convinto che ‘omne verum a quocumque dicatur a Spiritu Sancto est’(S. Th., I-II, 109, 1 ad 1, che riprende la nota frase dell’Ambrosiaster, In prima Cor 12,3: PL 17, 258) san Tommaso amò in maniera disinteressata la verità. Egli la cercò dovunque essa si potesse manifestare, evidenziando al massimo la sua universalità (Fides et ratio, n. 44). Sempre nel contesto del linguaggio e della comunicazione, una piccola annotazione riguardo alla ‘proprietà di linguaggio’. Non è possibile qualificare come ‘scatti in avanti’ provvedimenti di uno Stato contro la vita e la famiglia, usare un’espressione del genere da parte di una autorità ecclesiastica significa, per la maggior parte della gente, confessare di non volere il progresso.

            Infine, non è fuori luogo, nel contesto del progresso-sviluppo riflettere un attimo sull’idolo della scienza, o più propriamente parlando dello scientismo. Oggi, come ho accennato, si è ancora convinti che lo sviluppo scientifico e tecnico porteranno prima o dopo a risolvere tutti i problemi, a migliorare la qualità della nostra vita. Ora, la scienza e la tecnica sono impagabili per il loro contributo per migliorare le condizioni dell’uomo, ma sono inabili a dare una risposta al senso della vita. La scienza mi può dire come vivo, quanto vivrò, ma non potrà mai dirmi perché vivo, da dove vengo e dove vado. Queste sono domande religiose, neanche filosofiche, perché toccano anche il primo ed il dopo della vita terrena. Concludo con una strofa di una canzone del cantante Nek che in una frase riassume tutto quello che penso riguardo la scienza ed agli scienziati ai quali mai finiremo di essere grati: “La scienza tutto sa, ma non cos’è l’amore” (Unici, 2016).